Blog

Come introiettiamo il mondo

C’è un equilibrio tra l’interno e l’esterno che va tenuto in gran conto poiché la relazione non è solo di rispecchiamento ma anche di assorbimento. Così come l’esterno, l’ambiente, viene plasmato dalle idee e dalle azioni che prendono vita in noi, anche l’interno, il nostro corpo e il nostro modo di pensare vengono naturalmente plasmati e influenzati dall’azione dell’esterno.
Detto così sembra ovvio, ma come spesso accade nel nostro modo di pensare non ne traiamo le debite considerazioni.

È comunemente accettato che l’ambiente plasmi il carattere di un individuo. E anche che in lui ci sia però una predisposizione innata che definisce i suoi passi e il suo modo di reagire.

Tutti accettiamo l’evidenza degli effetti positivi di una buona nutrizione sullo stato di equilibrio del corpo. Sulla sua vitalità e sullo stato di forza fisica. Concordiamo che un ambiente troppo rumoroso renda sordi, che un ambiente eccessivamente inquinato indebolisca il sistema immunitario. Ma non ci spingiamo oltre.

Non vediamo che il funzionamento interno si struttura a immagine e somiglianza dell’ambiente esterno.

Non ci rendiamo conto che non solo i globuli rossi nel flusso sanguigno somigliano a quelle immagini di circolazione urbana accelerata, in cui le autostrade e i viali sembrano arterie. Ma anche che ne assorbono le modalità di conduzione, imparano dal traffico. Si mettono magari a circolare più addossati gli uni agli altri creando delle ore di punta. Imprecano a un sorpasso, litigano. Si addensano nei punti di maggior passaggio. Volutamente porto all’estremo il paragone per far capire che la natura, la consapevolezza negli organismi, imita.

L’imitazione è uno dei fattori di apprendimento più rudimentali. È la base di una sofisticazione che sa poi personalizzare, solo in seguito.
Funzioniamo così nello studio e quando dobbiamo imparare qualcosa. Funzionano così i bambini quando smettono di gattonare per provare i primi passi. Funziona così la natura. E quindi anche il circuito di consapevolezza del nostro corpo.

L’ambiente stimola e ispira continuamente al corpo – ai suoi flussi interni e alle sue dinamiche – modalità di relazione, funzionamento e organizzazione. Cioè un ambiente viene studiato, capito e introiettato dalla consapevolezza del corpo per trovare le migliori strategie di adattamento. Viene dunque anche assorbito e le modalità esterne vengono interiorizzate e incorporate dagli organi e dai sistemi corporei.

Andiamo bene!

L’ipocrisia delle relazioni sociali, il caos organizzato delle città, le paranoie e la fretta, la perenne corsa contro il tempo, il mito del fare fare fare – produrre sempre – non darsi mai tregua, eccetera, sono solo esempi presi a caso di modalità culturali che poi diventano fisiologiche.

Giusto per dare un’idea di che cosa una società basata sullo spreco possa creare a livello delle risorse fisiche del corpo.

La quantità infinita di produzioni endocrine che poi vengono semplicemente espulse senza mai essere utilizzate può essere ciò che rispecchia internamente la follia dell’iper produzione che va oltre il fabbisogno.

Una produzione concepita per arricchirsi, non per effettivamente andare incontro al soddisfacimento di qualche necessità. Una produzione concepita guardando solo la propria aiuola, non tutto il giardino. E la follia di creare prodotti scadenti, di breve durata per ricreare un falso bisogno. Nel frattempo tantissima plastica, inutilmente viene continuamente riversata nella nostra terra e nel nostro mare. Ma la produzione non si ferma. 

Ormai con una penna di plastica si scrive massimo tre settimane. Poi se ne ricompra un altra e la si butta via quando sarebbe così semplice ricaricarla di inchiostro con un refill. E questo vale per ogni singolo oggetto prodotto per circa 7 miliardi di persone. Siamo impazziti!?

Anche per il corpo e per le sue intelligenti fisiologie lo spreco è una regola. La regola. Il disorientamento e la mancanza di un disegno d’insieme intelligente lo sconcertano. Alcune aree soffocate da emozioni contenute troppo a lungo impazziscono, perdendo cognizione della loro funzione e del loro perché. Cominciano a gonfiarsi, a dolere o viceversa a contrarsi, a rendersi sempre più dure. Le cellule tumorali sono cellule cariche di stati di coscienza che non sanno gestire, che le confondono facendogli perdere l’orientamento, il senso reale della loro funzione. Il loro nord, l’est, l’ovest. Il punto di entrata e quello di uscita. Di inizio e di fine.

C’è un ordine in natura dato da riferimenti precisi, da un ritmo regolare e da ripetizioni cicliche. Ma soprattutto c’è un orientamento innato verso la direzione della nascita: l’Est. Là dove sorge il sole, là dove iniziano le energie che intendono venire alla luce.

I punti cardinali sono molto più di quello che sembrano. Non solo un orientamento fisico e fisiologico, ma psicologico, culturale, esistenziale profondo. Il corpo-mente ne ha bisogno. Perché è attraverso la consapevolezza dei cardini che può situarsi con immediatezza nello spazio-tempo, sapere dov’è, cosa fare, e come. Con essi viene continuamente informato e attualizzato. Può quindi gestire e rispondere al presente nel modo migliore.

Proviamo a chiedere a un cittadino: dov’è l’est? Ci dovrà pensare. E così dentro di lui anche le sue cellule avranno bisogno di quel piccolo tempo di riflessione – mmmmmmm – dovranno far precedere l’istantaneità di un istinto concepito per essere immediato, da una sorta di sospensione, da un’attesa. Ed è proprio in quell’attesa che può insinuarsi il dubbio e con esso qualcosa che non va. In quell’attesa si perde l’immediatezza innata di una certezza che può guidare istantaneamente, istintivamente.

E dunque anche i processi fisologici si riempione di perpelessità, ordini e contrordini, dubbi. Laddove se regnasse una connessione con l’ambiente – e con il proprio fulcro – basata sull’immediatezza di un sentire che precede il ragionamento e le sue diramazioni prolisse, ci sarebbe un gran risparmio di energie e al tempo stesso un’eccellenza nella performance che in pochi oggigiorno possono sperimentare.

Rendersene conto è già un passo per creare la possibilità di una attitudine diversa verso ciò che ci circonda e come gli permettiamo di forgiarci.

Crea la possibilità di un’integrità che sappia ritrovare la potenza della propria capacità di orientamento e rinnovare la propria abilità di navigazione istintiva del reale. La possibilità di innescare quel contatto interno che è al tempo stesso il nostro fulcro e il cardine della relazione con ciò che ci circonda. Basta mettersi in un ordine di idee che contempli questa possibilità e che l’accolga.

You Might Also Like