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L’anima e lo stato di flusso

Dipinto di Ivan Konstantinovich Aivazovsky

Come possiamo pensare l’anima oggigiorno?

Capirla al di fuori delle religioni e dei sistemi di pensiero, libera dalle sovrapposizioni di senso che questa parola ha finito con l’accumulare?

ANIMA, dal latino Anima, significa “soffio vitale” in greco PSYCHE, ANIMO dal latino Animus, significa “virtù; in greco THYMOS.
Anima e Animus vengono dal Greco ANEMOS che significa “vento” e dal sanscrito ANIMI “io soffio, io respiro”

È il soffio che ci anima. La spinta. La forza sottile che fa esperienza della vita in noi, nel cuore del nostro essere. Ma come gli strati geologici della terra ci mostrano, anche in noi ci sono sovrapposizioni e sfaccettature diverse. Livelli di presenza che vanno a toccare gradazioni diverse dell’essere.

Non ci rendiamo conto quando respiriamo, per farlo dobbiamo focalizzarci sul respiro. Se no accade in automatico. In modo analogo anche il rapporto con l’anima può crearsi solo per un’esplicita intenzione e una deliberata focalizzazione dell’attenzione in questo senso.
Dobbiamo volerlo, accordarlo, non è un passo automatico. Forse lo era quando eravamo bambini, in connessione spontanea con la nostra natura più autentica. Ma poi abbiamo imparato a simulare, a offrire ciò che pensavamo fosse più apprezzato, che quasi ci si aspettasse da noi. A creare apparenze relazionali, maschere e personaggi.

L’automatismo inconsapevole è una modalità d’essere di ordinaria gestione e percezione del reale, che fa capo a una modalità della coscienza che chiamiamo Io, la cui funzione è quella di risolvere problemi e darci soluzioni, indirizzandoci nella comune peregrinazione del quotidiano.

Solo che ogni punto di vista genera la percezione del panorama che ritaglia nella realtà. Quindi una prospettiva che ha lo scopo di risolvere problemi, ragiona per problemi, non vede altro. Vede solo i problemi e come raggirarli, risolverli. Quindi ciò che seleziona degli infiniti input della realtà sarà semplicemente la sequenza di problematiche che deve trovarsi ad affrontare per sentire di avere uno scopo, legittimità e compimento.

Chi naviga la vita portato esclusivamente dal proprio io, vedrà solo e soprattutto la sequenza di scogli che la sua imbarcazione deve evitare o superare per poter sentirsi tranquilla. Vedrà solo i problemi, cercherà costantemente di apportarvi soluzioni, ma resterà sempre su quel livello di frequenza. È quello che si chiama stare nella propria testa.

C’è poi un modo di navigare la realtà sentendo ciò che la corrente, in quel momento, sta portando. Quale sia il verso del suo scorrere. La direzione che le cose intorno noi sembrano prendere spontaneamente a dispetto della nostra volontà o della nostra agenda. Il flusso spontaneo degli eventi, la corrente della vita.

Questo sentire lo sentiamo centrato nel cuore. Nel centro del nostro essere. E se ci accomodiamo ad esso, ci riscopriamo in uno stato di flusso in cui ciò che ci accade sembra in sincrono con ciò che accade fuori, intorno a noi, nel grande fiume della vita.

Vivere in uno stato di flusso è come vivere in una coincidenza perpetua tra il dentro e il fuori tra ciò che si vorrebbe e ciò che è già lì. Con l’apertura e la flessibilità, la disponibilità di scoprire che ciò che è già lì in effetti ha una marcia in più rispetto quello che c’eravamo immaginati. Che avevamo creduto di volere.

Il livello del cuore non è lo stesso livello dell’anima, ma gli si avvicina, è cioè un livello di ricezione e creazione della nostra realtà che mantiene il nostro soffio vitale vicino al suo fuoco, alla sua vitalità, alimentandolo e salvaguardandolo. Tenendolo presente.

Vivere nello stato di flusso, nella centralità del cervello del cuore in connessione ed equilibrio con i cervelli del ventre e della testa è la modalità che consente all’anima di arrivare ai suoi obiettivi e alla realizzazione della propria storia nel modo più piacevole e indolore.

Viviamo un’epoca storica in cui è come se questa opportunità fosse più accessibile. Come se la consapevolezza fosse cresciuta e fossimo in un percorso evolutivo in cui questa possibilità è alla portata di chi la desidera e sente di volerla fare propria.

Vivere tenendo anche il focus sui bisogni e le inclinazioni della propria Anima è come seguire la corrente del fiume della propria vita. Risparmia inutili sforzi, pentimenti, dolori e la ripetizione inesausta delle stesse risposte e degli stessi errori.

 

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In apertura dipinto di Ivan Konstantinovich Aivazovsky.
Qui sopra dipinto di Hong Viet Dung River at Dawn.

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