Blog

Bodytalk, anima e geni

Chagall - Le coq rouge

Bodytalk è una filosofia e una pratica. Nel senso che è una visione del mondo che sintetizza la propria prassi con la propria essenza. Incarna e pratica una comprensione del mondo che poggia sull’interrelazione di sistemi dinamici, sull’idea delle forme che si strutturano in continua risposta all’ambiente e nel perpetuo equilibrio tra le forze in gioco.

L’equilibrio e l’adattamento all’ambiente in un contesto di sistemi dinamici aperti viene quindi compreso come la tendenza primaria in natura, nel corpo e fuori dal corpo. Il modo di procedere dell’intelligenza naturale.

Proprio per questo dinamismo Bodytalk evolve, si evolve, avvalendosi di ricerche continue nei più disparati campi scientifici, medici e cognitivi.

Se qualche anno fa l’attenzione era su Body Ecology e l’incredibile apporto che i microrganismi simbiotici del Microbiota costituiscono per la nostra salute ed il sistema immunitario, recentemente sono gli studi riguardanti l’epigenetica e le ricerche della Dott.ssa Laura Stuve, che hanno consentito alle tecniche di Bodytalk un’applicazione nell’infinitamente piccolo del DNA contribuendo ad arricchirne la portata.

Adesso è possibile essere condotti dalla saggezza innata del corpo verso quelle molecole proteiche che costituiscono il livello epigenetico per aiutare il corpo a silenziare o attivare certe caratteristiche genetiche che possono essere utili o dannose a seconda dei casi.

Per capirci meglio, è come se i geni possedessero tutto l’insieme di ricette di cui un corpo ha bisogno per produrre le proteine che gli servono dalla nascita alla morte, in tutte le fasi di crescita della vita. Le proteine sono come mattoni in architettura: unità funzionali. Queste ricette naturalmente non possono essere usate tutte insieme, sono quindi le circostanze del qui ed ora, l’ambiente presente, a determinare che cosa serva in un dato momento. C’è quindi un livello epigenetico, un panorama molecolare sopra i geni, dinamico e in continua relazione con l’ambiente, che consente alle caratteristiche genetiche necessarie in un certo momento di esprimersi o meno.

Quando una persona, a livello psicologico, o il corpo stesso a livello fisico, fanno esperienza di una qualche circostanza, c’è un intricato e complesso paesaggio di molecole proteiche che si struttura in modo da mantenere nel corpo l’impostazione e la memoria delle risposte biofisiche che quella circostanza ha richiesto. Sarà quindi questo paesaggio molecolare a determinare quali ricette iscritte nei geni siano accessibili in determinate situazioni e quali caratteristiche debbano invece essere sigillate. Questo vale sia per le esperienze personali che ci sono accadute nell’arco della nostra vita, acquisite cioè nel corso della nostra esistenza, sia per circostanze ereditate dalla nostra famiglia.

E qui le cose si fanno interessanti.

Generazioni di antenati esposti continuamente al sole e alle intemperie possono trasmettere una carnagione resistente, con alti tassi di melatonina e la tendenza a non scottarsi. Antenati nordici invece, che avevano soprattutto a che fare con il freddo e con la mancanza di sole, tramanderanno una resistenza fisica e una capacità di sostenere basse temperature molto diversa da persone che provengono dal sud. Con la stessa logica, antenati dediti alla poesia e alle arti, trasmetteranno la predisposizione a una sensibilità alle sfumature della natura e del carattere umano. “Ha preso tutto dal nonno il talento per il pianoforte.” “Questo ragazzo ha una forte predisposizione per la matematica, proprio come lo zio.”
Caratteristiche cognitive o concettuali e psicologiche vengono trasmesse alla propria stirpe. Ci sono poi terreni in cui certe qualità fioriranno e terreni meno adatti. Predisposizioni interne che favoriranno meno lo svilupparsi di una certa qualità genetica piuttosto che di un’altra.

Quindi anche circostanze non fisiche, modalità di elaborazione e relazione con l’ambiente, talenti, possono essere trasmessi da una generazione all’altra. È stato riscontrato sia a livello scientifico con i poveri topi da laboratorio, che ripetevano comportamenti ereditati, sia comunemente nei salotti di famiglia.

Ma la trasmissione di dati, da una generazione all’altra, va ben oltre.

Ci sono circostanze in cui nell’estremo pericolo, il corpo ha dovuto registrare un insieme di informazioni associate a una qualche sciagura, trauma, situazione estrema.

Se nella guerra 15/18 il mio bisnonno paterno in trincea rimane scioccato dalla perdita di un caro amico, deducendone e iscrivendo nel proprio patrimonio epigenetico che qualsiasi insignificante dettaglio può risultare fatale, magari il nipote si ritroverà con l’istinto compulsivo di verificare ogni dettaglio prima di fare un passo, nell’inconscio timore di perdere chi ama.

Se in un antenato la diffidenza per gli sconosciuti si è rivelata efficace e portatrice di risultati positivi, può iscriversi nel DNA delle generazioni a venire come tratto distintivo e provvidenziale da mantenere sempre attivo. Ma le circostanze cambiano. Può essere che nel 2017 troppa diffidenza causi solitudine. Può essere che dopo aver sperimentato quarant’anni con questo tipo di approccio dominante, la persona abbia maturato in sé il bisogno e la volontà di aprirsi.
Potrebbe essere il momento giusto. Il momento per un salto evolutivo in cui un’anima sperimenta qualcosa che prima temeva e che associava al pericolo.

Solo la saggezza innata ha chiaro il nostro panorama inconscio e genealogico fino a questo punto. Essa può monitorare la nostra esistenza nel suo complesso, sia per quel che riguarda la famiglia nella quale siamo iscritti geneticamente, con le corrispondenti caratteristiche e predisposizioni, sia la storia più personale delle nostre innate, personalissime inclinazioni.

Siamo il frutto di un interessante incrocio tra ciò che ci portiamo dietro come coscienza, conoscenza e sensibilità in quanto Anime e ciò che si sviluppa in noi grazie al nostro patrimonio genetico ed epigenetico.

E di questo Bodytalk terrà sempre conto, proprio perché si relaziona a noi come a coscienze in evoluzione nel corso di una sperimentazione di sé e dell’esistenza, che incarnano sia la storia iscritta nei propri geni, sia quella della propria anima che, per rendere il tragitto interessante, non sempre combaciano.

 

***

In apertura Le coq rouge di Marc Chagall.

You Might Also Like