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Deprogrammare le risposte inconsce

Nel corso della nostra infanzia e in generale nel corso della nostra esistenza quando troviamo delle soluzioni a delle problematiche queste vengono registrate dal corpo in virtù della loro efficacia. Così che potranno essere riutilizzate al bisogno. Ci portiamo quindi un armamentario di quelle che una volta sono state soluzioni e che continuano essere le risposte registrate che d’acchito il corpo ripropone quando ritiene che siano adeguate.

Diventano però le nostre risposte automatiche e, nella differenziazione dell’esistenza, nel continuo cambiamento delle nostre vite, dei contesti, dell’ambiente, possono risultare limitanti. Non più risposte adatte. Anzi al contrario congegni emozionali e fisiologici che si mettono in moto in risposta a stimoli che neanche vediamo ma che a livello inconscio agiscono creando un vortice di effetti collaterali.

Per esempio una febbre che da bambino mi è sembrato un rifugio perché mi evitava di affrontare una situazione pericolosa, un mal di pancia che mi ha salvato da un esame di matematica, una caduta imprevista mentre salivo le scale, un ginocchio sbucciato che ha causato la derisione dei compagni e via dicendo… Si creano associazioni tra il corpo, il dolore e l’esperienza sociale e relazionale che restano registrate e che possono in realtà prendere tutte le forme e sfumature, ma che poi da adulto se continueranno a riproporsi mi metteranno in condizioni disagevoli.

Ogni volta che ho un problema mi viene la febbre, ogni volta che ho un esame somatizzo nello stomaco, ogni volta che salgo le scale mi fa male la schiena, quando sono ospite a una cena e sono imbarazzato mi fa male il ginocchio… E via dicendo.

Il corpo ha anche dispositivi per abbassare i livelli di consapevolezza e di percezione del dolore alterandone la soglia. Quindi questi piccoli fastidi e dolori ricorrenti magari vengono inseriti come abitudinari e non vengono percepiti come molto forti fino a che si crea un accumulo che produce un danno decisamente grave. Il sistema immunitario produce malattie autoimmuni, si creano ulcere allo stomaco, infiammazioni vertebrali, i tessuti e legamenti del ginocchio cominciano a cedere etc. per restare nell’ordine di sequenza degli esempi fatti.

Non ci si accorge quindi del problema fino a che non diventa abbastanza grave da richiamare violentemente l’attenzione, allora si ricorre all’uso di medicinali, all’intervento chirurgico… tutte soluzioni estreme, che risolvono l’effetto, il sintomo, ma non vanno necessariamente a ritrovare la causa e a riprogrammare e resettare il dispositivo inconscio che mantiene valida quella risposta.

O se i disagi sono vissuti sopratutto a livello psichico, per la loro conformazione o semplicemente perché siamo meno in contatto con le prime avvisaglie sintomatiche del corpo, si ricorre all’analisi psicoanalitica o psicologica.

Con le prese di coscienza dell’analisi psicologica o psicanalitica si può fare molto, ma l’analisi non ha strumenti neurologici incisivi a livello fisiologico che vadano davvero a fare un reset della situazione interna: è come se si riuscisse a seguire il canovaccio del nodo da risolvere fino a un certo punto, non del tutto. Le risposte automatizzate dell’inconscio spesso restano inalterate o si modificano attenuandosi magari o cambiando alcune circostanze, ma non scomparendo del tutto. Certo ci abitua a un auto-osservazione e un uso del pensiero molto salutare, ma non sempre sufficiente se sono in corso sintomatiche psico-somatiche.

C’è bisogno di una riprogrammazione neurologica per far scomparire del tutto una data risposta somatica automatizzata. E in questo senso bisogna poter estendere la nostra comprensione del sistema nervoso oltre quella classica.

Come la ricerca scientifica sta cominciando a vedere il livello neurologico è presente su tre piani: siamo governati da 3 cervelli. O meglio dalla sinergia del cervello della testa, del cervello del cuore, e del cervello del ventre, che hanno tutti una ricca rete di neuroni e sinapsi che regolano gli automatismi e le funzioni cognitive del corpo sia a livello fisiologico che emozionale e comportamentale.

Essi vanno rimessi in comunicazione, riallineati, devono potersi capire per poter lavorare insieme. Avere un unisono di intenti che nella frammentazione della comprensione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda è cosa rara.

Il fatto di farsi guidare dalle indicazioni della saggezza innata del corpo con Bodytalk consente di seguire il procedimento di risoluzione e di reset più adatto ad ogni individuo. C’è chi per conformazione mentis ha bisogno di arrivare subito al dunque e allora la causa primaria sarà subito portata in luce. C’è chi ha bisogno di passaggi più graduali e di risolvere un passo alla volta, per poi arrivare alla conclusione e alla radice del problema. Qualunque siano i passaggi, i tempi e il ritmo scelti dalla saggezza innata sono quelli adatti al soggetto, arriveranno però a risolvere la radice e l’origine del problema. Così che il corpo si ritroverà liberato di un automatismo, e messo in condizione di creare una risposta libera e dinamica, che cioè sappia adattarsi ai diversi contesti dell’ambiente e appunto usare l’intelligenza del corpo per riuscire a valutarli. In questo senso è cardinale il rapporto e la collaborazione dei 3 cervelli che purtroppo al giorno d’oggi nel nostro mondo che si sente così coltivato e intelligente, tecnologico e urbano, pochissime persone hanno veramente.

Sarebbe davvero auspicabile aumentarne il numero.

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