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Il corpo giardino

Vale la pena tradurre le parole di quest’immagine tratta dal libro “Between Heaven and Earth” di H. Beinfield, che spiega la filosofia dietro alla logica della Medicina Cinese tradizionale nel quadro di una comprensione occidentale. 

Due immagini di corpo, funzionalità e relazioni, che incarnano ognuno un sistema culturale molto distinto.

Da un lato l’Occidente con il suo corpo macchina e la sua interpretazione della medicina come guerra alla malattia, in cui il medico è visto come un generale, la malattia come un nemico, il paziente come un territorio occupato. L’obiettivo è di sradicare i sintomi e sfruttare al meglio la performance. La salute è considerata come l’assenza della malattia e come un funzionamento nell’ambito di parametri nella norma.

Dall’altro lato il corpo dell’Oriente che è invece visto come un giardino, un ecosistema. L’approccio medico segue l’analogia della coltivazione della salute, nell’alleanza tra dottore e paziente per migliorare le condizioni ecologiche. L’obiettivo è di accrescere le capacità auto-regolatrici del sistema. La salute viene considerata come integrità, adattabilità, continuità.

Al giorno d’oggi, grazie all’incontro di questi due approcci, la visione sta cambiando. I due punti di vista stanno convergendo, creando una sintesi dialettica che li tiene entrambi in considerazione aprendosi verso nuove direzioni e possibilità di comprensione.

L’Occidente sta piano piano abituandosi a superare la visione cartesiana del corpo-macchina, grazie anche al passaggio a una tecnologia meno meccanica e più elettronica, in cui la comunicazione a distanza, il circuito di informazioni, la compresenza di hardware e software sono comprese come parte integrante del processo. Internet consente di comprendere la presenza virtuale di dati, anche in notevoli quantità, che possono essere custoditi in luoghi non fisici. La trasmissione istantanea dell’informazione senza contatto diretto è ormai banale interazione quotidiano. Ciò che non si vede, comunque c’è, o può esserci se opero un download sul mio computer.

Come in un ecosistema, dove la pioggia si forma grazie a precise condizioni e comunicazioni tra le parti in gioco, così possiamo comprendere onde di influenza e relazioni che si formano anche a livello collettivo grazie alla circolazione dell’informazione.

La tecnologia aiuta inoltre la scienza a vedere dettagli e dimensioni un tempo impensabili, ritrovando all’interno del corpo una grande somiglianza con elementi che siamo abituati a vedere molto più grandi al di fuori.

Come per esempio questa foresta di neuroni…

    Neuroni che sembrano rami e radici, in una fitta boscaglia di informazioni che si scambiano.

    Una classificazione di tipologie, quasi fossero bulbi da cui crescono piante, in questa illustrazione tratta da http://blogs.scientificamerican.com/brainwaves/know-your-neurons-classifying-the-many-types-of-cells-in-the-neuron-forest/

    neurons like roots

    DIFFERENT TYPES OF NEURONS: A. PURKINJE CELL B. GRANULE CELL C. MOTOR NEURON D. TRIPOLAR NEURON E. PYRAMIDAL CELL F. CHANDELIER CELL G. SPINDLE NEURON H. STELLATE CELL (CREDIT: FERRIS JABR; BASED ON RECONSTRUCTIONS AND DRAWINGS BY CAJAL)

    E allora non potrebbe anche essere che in grande avviene ciò che dentro di noi avviene in piccolo? Non potrebbe essere che gli alberi e le foreste costituiscono il sistema nervoso della Terra? Il suo circuito di informazioni, dati, download? Un scambio d’informazioni vasto, istantaneo e intelligente? Sia a livello radicale che esterno, tra i livelli più sottili della luce e dell’aria e quelli più densi degli elementi fisici?

    Se funzioniamo in modo così simile non potremmo avere in comune più di quel che pensiamo e cioè personalità e intelligenza? Non potrebbe questa comprensione aprire una nuova sensibilità nel futuro, che appunto sappia onorare e comprendere la sensibilità intelligente del mondo naturale che ci nutre, crea, sostenta?

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