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La sintesi naturale delle emozioni

Una delle ragioni per cui amo BodyTalk è la sua capacità di attivare un processo di elaborazione e di sintesi per quelle emozioni che non abbiamo ancora processato e che “attendono” al riparo dei nostri tessuti di essere eliminate e risolte.

Tra le grandi lacune dell’approccio alla vita del mondo occidentale, c’è l’assoluta incapacità di gestire e capire le emozioni. Che, spesso vengono semplicemente vissute come un ingombro ed un ostacolo all’azione del momento, soffocate, coperte, seppelite giù in fondo da qualche parte.

Per fare finta, ancora un pochino, che non ci siano.

Peccato che questo atteggiamento sia la causa di un elevato tasso di disturbi fisici e psicologici e di un incredibile spreco di energia. Trattenere le emozioni, spesso nei muscoli e nel tessuto connettivo, costa infatti al corpo un enorme (inutile) fatica, logorandolo e limitandone le funzioni.

La cosa interessante è che per processare un’emozione basta semplicemente viverla. Concedersi quei 3/4 minuti in cui ci si permette di sentire.

Sentire. Che cosa ci stia trasmettendo una data esperienza, in che situazione ci stia mettendo e con quale filtro percettivo ci stia facendo vivere la realtà.

Le emozioni sono la risposta del nostro essere all’ambiente interno dei nostri pensieri e all’interazione con il mondo. O il cocktail predefinito con cui riceviamo il mondo, a prescindere da come esso si ponga.

Ma come nell’assunzione di un cibo si assorbono le sostanze nutritive e si eliminano gli scarti, così di un’esperienza vissuta è importante assimilare solo ciò che ci serve – la lezione, la saggezza, il nutrimento, l’essenza – ed è altrettanto importante scartare ciò che non ci serve, l’elemento inutile che ci appesantirebbe, l’extra che romperebbe l’equilibrio nel sistema. Secondo un principio selettivo che risponde alle necessità del nostro organismo.

E’ questo il ciclo naturale della sintesi delle emozioni che per lo più viene ignorato completamente. Come il cibo, anch’esse quotidianamente, se processate, ci forniscono nutrimento per la nostra vita e materiale di scarto che ritroviamo poi, letteralmente, nelle nostre feci. Quotidianamente.

Dicevo che per processarle le emozioni vanno però vissute. Anche a posteriori. Se lì per lì non si poteva adeguatamente rispondere alla rabbia provata per una telefonata. Poi va trovato un momento nel corso della giornata per ripescarla quella rabbia e viverla per quello che è – sentirla – come mi fa stare? a cosa allude? dove mi sento minacciato/a? – viverla!

Questo semplice “stare” nell’emozione, attiva nel corpo tutta una serie di processi che provvedono a farci trovare un’equilibrio nella situazione data. E, come un fiume che scorre, anche le cose poi fluiscono spontaneamente, seguendo il loro corso.

La repressione non funziona a livello sociale, tanto meno a livello individuale. E vivere un momento di rabbia, non vuole necessariamente dire spaccare tutto o sbranare la persona che si ha davanti. Di base la rabbia ha lo scopo di smuovere le cose, le situazioni. Rimuove gli ostacoli, apre la strada. E anche a livello fisiologico è usata dal corpo nello stesso modo. Ma ignorare la rabbia, metterla da parte, ingoiarla e passare ad altro è come ingoiare un boccone molto amaro. Che poi resta nell’organismo in attesa di essere processato. E che “riposa” nel sottopelle pronto a riattivarsi alla prima occasione… appesantendo e ingolfando la risposta emozionale del momento alle circostanze della vita. E riportandoci sempre nello stesso tipo di situazioni e relazioni interpersonali.

Liberarsi da questa carico è fondamentale per riuscire ad essere se stessi senza le interferenze e i copioni del nostro passato.

Anche se il primo passo è sicuramente la consapevolezza è però necessario processare fisicamente le emozioni non “digerite” liberando il corpo e la nostra memoria cellulare dalla loro carica vibrazionale. Sennò ci si ritrova nella situazione di sapere qual’è il “problema” ma di venir comunque agiti da esso senza sapere come liberarsene concretamente. In questo senso BodyTalk può offrire un aiuto prezioso, aiutando l’organismo a focalizzarsi sull’elaborazione e lo smaltimento di quei carichi emozionali che vengono indicati dalla saggezza innata del corpo. Con la conseguente guarigione di quei sintomi fisici che erano ad essi associati e un’indescrivibile benessere psicologico.

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Ma più in generale è importante fare spazio nella propria routine di vita a pratiche che alleggeriscano naturalmente l’organismo. Infatti per quel che riguarda gli ingombri emozionali più “leggeri” riposti nei tessuti più esterni del corpo, semplicemente sudarli via può essere di grande sollievo. Le emozioni, infatti, sono da sempre associate all’acqua ed è attraverso il sudore che il corpo si libera naturalmente delle tossine. Quindi fare sport, saune o capanne sudatorie sono metodi ancestrali con cui si aiuta il corpo a liberarsi e rinnovarsi, ritrovando nuove forze, vitalità ed energia.

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