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Stare nel corpo, riscoprire l’istinto

La nostra cultura ci ha abituato a stare nella testa, che come una scatola racchiude tutto il nostro orizzonte cognitivo.

Ci hanno insegnato a ragionare, a valutare i pro e i contro senza implicare il sentimento. A diffidare del sentire come se in qualche modo potesse annacquare l’affidabilità della ragione. Ma la natura della vita è dinamica e fluida. Scorre. E’ nell’azione, nella presenza dell’atto, che interagisce a tutto tondo con la realtà. Ed è attraverso il corpo che agiamo, sentendo veramente ciò che ci circonda.

La ragione isola, discerne, astrae. E sicuramente avevamo bisogno di svilupparla nella storia della nostra evoluzione, ma poi ne abbiamo fatto una religione. Ipertrofia di una logica che guarda e comprende sola una frazione del reale. Da qui a lì. In linea retta. Solo andata.

Un segmento visto in macro, non fa una grinza. Ma resta sempre un segmento.

A parte qualche telefilm in cui tutt’al più un nonno bonario, con una pacca sulla spalla, dava come consiglio al protagonista bambino: segui sempre il tuo cuore, gli diceva – ma, era quasi sottointeso: nelle questioni di cuore, non sempre, in generale per generare scelte etiche. Dare e ricevere rispetto, amore, equità, valore in tutte le situazioni della vita, incluso il business.

Il cuore veniva frainteso, banalizzato e tinto di rosa. Roba da femminucce! Ed è diventata una parola altamente impronunciabile. Evoca sdolcineria e colori confetto. Per non parlare della parola amore…

E il resto del corpo? Temuto, inibito, fonte d’istinti “animali” che quindi mano mano sono stati sedati, sradicati, sopiti. E in parallelo confusi e coltivati con cura sottoforma di violenza, tabù, aggressività, in un’altalenanza efficace di repressione e incitazione. Istigazione a delinquere. Complice quel furbo apparecchietto che abbiamo il coraggio di chiamare tele-visione. Ospedali, obitori e macabre news. Ecco dove viene spinta la lente focale.

E’ arrivato il momento di reintegrarli, gli istinti e trasformarli laddove sembra che possano andare fuori controllo. Smettere di temerli, capirli, trovare quell’alleanza che sa sgonfiarne gli eccessi, riportare equilibrio e ripristinarne l’autentica natura. Perché nella loro funzione originaria sono la nostra bussola. Quando allineati, sono la nostra capacità di orientamento. L’allineamento del corpo col cuore e con la terra. E vogliono che ce ne accorgiamo.

Come la parte celata di un iceberg – enorme rispetto alla parte visibile che affiora sull’acqua – anche l’energia naturale dei nostri organi, delle cellule e della nostra anima, spinge per salire in superficie e affiorare oltre la linea di galleggiamento. Un sapere profondo che abbiamo dimenticato vuole risalire alla luce. Diventare cosciente. Integrarsi. Per creare una rinnovata visione della vita. Svilupparsi, formare nuovi neuroni per alimentarsi ed essere il nostro strumento per una diversa navigazione della vita.

La scissione di anima e corpo che ha così dannato l’occidente è finita! L’intelligenza è nel corpo, inestimabile intreccio di anima e materia. E, a modo suo, anche lo spirito è corpo, leggero impalpabile, ma vivo. E la sua caratteristica è di abitare completamente la materia. Al 100%. Permearla.

L’intelligenza, la coscienza è quindi nelle cellule, negli atomi, nell’acqua. Come la fisica quantistica e la biologia molecolare ci stanno ampiamente dimostrando. Nel corpo a livello cellulare s’intrecciano spirito e materia. Intrisi uno dell’altro: sensibilità, memoria, contatto. E quella connessione fondante che ci fa sentire in asse: la natura.

Stare nel corpo, farlo esprimere, muoversi, ballare. Riscoprirsi. Risvegliarlo, perché possa farci sentire interi. Veri. Reintegrandoci. Ispirandoci quei passaggi che riescano a portarci verso un futuro collettivo di sostenibilità e benessere in cui la natura è madre, non matrigna, e noi suoi figli. Umani radicati nel rispetto per loro stessi e per gli altri, per il nostro ambiente. E non nel disamore, che trova tutti i mezzi e le storielle che la mente gli fornisce per celarsi a se stesso. E disgregarsi. Perché la psiche funziona così: ciò che non si integra assume identità autonoma e si separa. Quel disamore che ci lacera, creando e circondandosi di un mondo fatto a sua immagine.

Perché se una decisione non include il sentimento, non sente. E’ insensibile. Non sente l’ambiente attorno a sé, non sente sulla sua pelle gli effetti collaterali che potrebbe causare, diventa unilaterale, astratta. Ha come obbiettivo il mio bene e non il bene di tutti. Un tratto di penna sulla carta, che poco ha a che vedere con la realtà dei luoghi e delle persone. Anche se è un termine abusato, riprendiamoci la logica del cuore. Sta in mezzo al petto, irradia e condivide. Sintetizza e media il nostro ventre e il nostro cervello. E’ fatto apposta. E’ generoso, lungimirante e sa che cosa implichi un’azione determinata. Che conseguenze, che fatti. Sa che un malessere imposto a qualcuno è insieme un danno che faccio a me stesso. Sa che il tempo non e’ denaro, ma natura, vita, cicli concentrici che spiraleggiando avanzano, come il nostro pianeta nello spazio.

Riprendiamocelo!

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