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Un uso integrato degli emisferi celebrali

Viviamo in una società che si è rifugiata nella testa, per capire, razionalmente, un mondo che le appare incomprensibile. Non si capisce perché le cose funzionino così, quale sia lo scopo, il fine. Una società miope che è come se avesse deciso di guardare la vita con un occhio solo, quello che vede i singoli dettagli, le lettere di una parola, non la frase, la visione d’insieme, il loro significato nel contesto. È come se pretendessimo di camminare solo con la gamba sinistra escludendo la destra. È come se volessimo che le 24 ore fossero solo giorno. Vogliamo bandire la notte, il mistero, ciò che non riusciamo ad afferrare. Ciò che non entra nei margini e nei limiti della nostra intelligenza.

Il nostro cervello ha due emisferi il sinistro e il destro. Il primo, quello logico analitico si occupa di analizzare il funzionamento dei dettagli, di scandire e suddividere una totalità nelle sue componenti.
L’emisfero destro invece è teleologico, guarda il fine, l’insieme, l’orizzonte in cui i piccoli passi di un percorso si situano. Vede il significato complessivo di ciò che accade, non i passi millimetrici del suo svolgersi. Capta le finalità, le ragioni recondite, ciò che si situa nel mistero. È attivo negli artisti, nei musicisti, in quegli scienziati che pur non ammettendolo ricevono intuizioni che sembrano sorgere dal nulla. Intuizioni che magari non hanno nessi logici o precisati con le deduzioni del momento, ma gettano una nuova luce, un quadro d’insieme. Rivelano nuove connessioni trasversali, inaspettate, che permettono di evolvere ed avanzare.

I due emisferi sono fatti per interagire, lavorare insieme e ciò accade spontaneamente quando siamo talmente immersi in qualcosa da non sentire il tempo che passa. Siamo solo in quello che stiamo facendo, non giudichiamo, non andiamo a zonzo col pensiero separandolo dall’azione di quel momento. Sono momenti di grazia che tutti hanno provato e che rasentano la felicità. Ma nel nostro contesto culturale si tratta dell’eccezione non della regola.

C’è uno squilibrio nel valore che viene attribuito all’uno a discapito dell’altro, quasi a rispecchiare l’altalenante e conflittuale relazione tra il maschile e il femminile.

Nelle dinamiche e simmetrie naturali del corpo-mente, il lato destro corrisponde, invertito, all’emisfero sinistro che incarna caratteristiche maschili, solari, marziali. Mentre la parte del corpo che incarna il femminile, la sinistra, corrisponde all’emisfero destro, ricettivo, magnetico, lunare. E come ognuno di noi a prescindere dal suo sesso manifesto, ha sia caratteristiche femminili che maschili, che insieme creano la completezza di una personalità, così ognuno di noi deve poter legittimare e sentir legittimati dal pensiero comune entrambi gli ambiti. Quello maschile del giorno, dell’azione, del fare, del moto estrovertito che da dentro va fuori e quello femminile della notte, della misteriosa sospensione dell’essere, del ricevere, di un magnetismo che attrae e corrisponde al moto che da fuori va verso l’interno.

Così siamo fatti noi, così è fatto il mondo in cui viviamo.

Serve l’equilibrio di una comprensione civile e sociale che includa questa polarità perché un vero equilibrio possa venirsi a creare. Una consapevolezza del nostro incedere e delle nostre strutture interiori, dei nostri bisogni più profondi.

L’uso integrato dei due emisferi consente di navigare la vita in modo completo, equilibrato, un passo dopo l’altro, camminando, e riuscendo sia ad osservare ciò che è vicino, intorno a noi, sia la finalità e il senso del viaggio.

Se questa società smettesse di saltellare su un piede solo, molte malattie che sono causate da ignoranza, mancato riconoscimento, compensazioni, stress si risolverebbero tranquillamente. Anzi non sorgerebbero nemmeno perché sono dovute a quello squilibrio, alla mancata legittimazione di una parte di noi che è capitale e fondamentale quanto l’altra. E che, per paura di un territorio più vasto e incomprensibile, abbiamo esiliato dalla nostra idea di conoscenza, pienezza, totalità.

Escludendola, però ci siamo mutilati.

È compito di una nuova epoca e di nuove prese di coscienza reintegrare in noi tutti i nostri strumenti cognitivi e abilità percettive, la totalità del nostro essere, dando pari valore alla capacità di scorgere ciò che è sotto il nostro naso e anche a ciò, che per natura e definizione ci sfugge, è più impalpabile, ma lo sottende.

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